La protesta dei dipendenti di Accenture

A Palermo si sono collocati in cima all'edificio della città siciliana in cui si recano tutti i giorni, quando nella capitale si sta stabilendo l'avvenire dell'azienda. Si tratta degli oltre duecentocinquanta lavoratori della ditta Accenture, impresa di telefonia che da questo autunno potrebbe comunicare il fallimento. Questo per via della fuoriuscita del solo finanziatore attivo al momento, British Telecom, il quale potrebbe causare la disoccupazione di oltre duecentocinquanta lavoratori con relativi nuclei famigliari coinvolti. Una situazione ampiamente prevedibile, che ha portato i lavoratori a stabilirsi occupando la centrale palermitana.

La scelta di raggiungere la cima dell'edificio in quanto segno di protesta non avrà fine fino al momento in cui non cambieranno le condizioni attuali. Mi auguro che si prospettino celermente dei cambiamenti in questo senso, per quel che concerne inoltre la salute degli operatori, dichiara una lavoratrice di Accentura e rappresentante sindacale Mara Gambino. A seguito del nulla di fatto avvenuto nel corso dell'incontro presso il ministero, a Roma sono stati ripresi gli incontri fra i rappresentanti parlamentari, British Telecom e Accenture. Attualmente non si registra l'esistenza di un piano di colloqui programmati, ma la volontà è quella di trovare una soluzione in merito alla faccenda. Dato che gli incontri non sono stati interrotti, ma anzi proseguano, seppur in modo saltuario, è indice che la situazione risulta ancora sotto esame, spiegano i lavoratori, ma non risulta esserci tutt'ora un patto atto a garantire il salvataggio dell'azienda e degli operatori. Gli operatori sono stati ingaggiati, fin da principio, da British Telecom, questo almeno fino all'anno 2005. Successivamente l'azienda ha deciso di vendere al gruppo italiano la maggioranza delle quote societarie, e raggiungere con lo stesso un patto per cui BT rimanesse unicamente un partner di secondo grado. All'inizio di quest'anno, infine, è giunta la chiusura contrattuale, paventando il pericolo della dismissione totale dell'operato dell'azienda. A ridosso della protesta a tempo indeterminato degli operatori, gli stessi avevano prodotto una particolare forma di dissenso, muovendosi in gruppo per le strade di Roma. Questa estate hanno inoltre realizzato degli account ufficiali attraverso i social network, firmandosi come 262acasa, creando anche un hastag Twitter. L'obiettivo, spiegano i lavoratori, è raggiungere un quantitativo di utenti iscritti tale allo scopo di far comprendere alle aziende che il loro operato va a incidere nella carne viva del sociale, mettendo in grave crisi, in alcuni casi anche irreversibile, centinaia di famiglie. Votarsi unicamente al massimo guadagno utilizzando il minimo delle risorse è  la causa di questa situazione, in cui le multinazionali sono le prime responsabili, a causa di logiche di produzione che non contemplano quelle che sono le condizioni dei lavoratori, che non si tratta di semplici numeri, ma sono esseri umani che affidano il proprio futuro a un lavoro sicuro, come è giusto e necessario che sia. La perdita di un posto di lavoro che sembrava essere garantito è quanto di peggio possa accadere a chi ha costruito la propria vita basandosi su quella che pareva una certezza, una base solida a cui affidarsi. I social network associati alla protesta hanno guadagnato oltre le 20.000 partecipazioni, tra cui alcune illustri, fra cui Enrico Ruggeri, Caparezza, e Giorgio Panariello ma, attualmente, i dipendenti non hanno ancora certezze sul proprio futuro.