Disoccupazione del 2014 in Spagna, Germania e Italia

Europa unita? Forse, ma non per quel che concerne determinati aspetti della vita sociale. Ci sono tante differenze tra le varie nazioni europee, questo è noto, e ciò dimostra che un’area economica unica non vuol dire necessariamente uguali benefici per tutti. Ad esempio, uno dei dati che appare sicuramente più discriminante è quello relativo alla disoccupazione in generale, e giovanile in particolare.

 

Se si prendono infatti in considerazione tre diversi Paesi dell’Eurozona, vale a dire Italia, Spagna e Germania, si nota rapidamente, dati alla mano, quanto l’andamento occupazionale sia discordante. Se da una parte è noto che i tedeschi sono sempre “i primi della classe”, e i loro dati sono i più lusinghieri, quello che si nota è invece un diverso comportamento tra due Paesi che hanno presupposti simili, vale a dire Spagna ed Italia. Se si può dire che queste due nazioni sono partite con lo stesso passo, strada facendo le cose sono evolute diversamente. Ovvero, mentre la Spagna, pur partendo svantaggiata quanto l’Italia, ha saputo far registrare un miglioramento, per quanto lieve, nel nostro Paese invece i dati sono andati sempre più peggiorando.

Prendendo in considerazione qualche percentuale, nel novembre 2014 in Italia si è fatto registrare un tasso di disoccupazione del 13,4%, nettamente in aumento rispetto al novembre dell’anno precedente. In Spagna però la percentuale era di oltre il 23%: una delle più alte in assoluto, seconda solo alla Grecia. Quindi, potrebbe sembrare che l’Italia sia in vantaggio rispetto alla Spagna: ma la questione va rilevata non nel dato puntuale, ma nel suo andamento. La Spagna è infatti giunta al suo 23% con un costante, graduale e lento, miglioramento: mentre l’Italia ha visto crescere la sua percentuale, in modo esponenzialmente molto più veloce. E questo non è accaduto solo confrontando le cifre del 2013 e del 2014, ma era già l’andamento rilevato nel biennio precedente, 2012-2013.

Andando poi a considerare il dato specifico della disoccupazione giovanile, si riscontra lo stesso, identico trend: un abbassamento delle percentuali spagnole, per quanto impercettibile, ma duraturo nel tempo, e viceversa un innalzamento, molto sensibile di rilevazione in rilevazione, di quelle italiane. Nel dettaglio, nel mese di novembre 2014 in Spagna il tasso di disoccupazione giovanile era al 53,2%, contro il 54,8% del 2013. In Italia al 2014 è al 43,9%, mente l’anno precedente era al 41,6%, e quello prima ancora al 37,5%. Oltretutto, l’andamento della disoccupazione giovanile in Italia è contrario a quello generale dell’Europa, dove la percentuale è andata abbassandosi, anziché crescendo, come nel nostro Paese.

Discorso a parte, come si diceva, va fatto per la Germania, che ha il tasso di disoccupazione più basso in assoluto (appena il 4,7%) di tutti i Paesi dell’Unione Europea. Altro dato positivo riguarda il numero di occupati, che rimane sempre elevato, attestandosi oltre i 42 milioni di persone, ed è così da circa otto anni a questa parte. Lo stesso vale per la disoccupazione giovanile, che si registra solo in percentuale molto bassa, assai inferiore alla media europea, ed oltre tutto in costante calo.
Insomma, un confronto da cui l’Italia non esce di certo in modo lusinghiero, ma che può spronare a mettere in atto delle strategie occupazionali modulate non tanto sul modello tedesco, quanto più su quello spagnolo, che ha dimostrato di saper risalire la china di una profonda crisi con ferrea determinazione.