Sciopero a Livorno per Eni

Siamo contrari alla cessione, e alla commutazione delle fabbrica in stabile adibito alla logistica, domandiamo anzi a Eni la preservazione e la valorizzazione della raffineria, e la comunicazione di un adeguato progetto d'azienda. Questa è la comunicazione inoltrata dagli operai dell'azienda livornese, la quale conta oltre quattrocento operai, nel corso della giornata di sciopero organizzata da Uiltec, Femca – Cisl, e Filctem – Cgil. L'azienda italiana sta infatti ridisegnando il proprio progetto d'impresa e non appare tutt'ora chiaro il destino riservato all'azienda di Livorno. I possibili scenari ineriscono alla cessione del comparto o a una significativa riqualificazione dello stesso.

All'interno di questo scenario si è presentato inoltre un capannello di operatori collocati di fronte al centro di Stagno, che ha visto oltre trecento operai muniti di cartelli recanti critiche a dirigenti e industriali, le quali non risparmiavano neanche i membri di governo e lo stesso presidente del Consiglio dei ministri. Le proteste si sono inoltrate fino alle vie stradali interrompendo il flusso di macchine per diverso tempo. Hanno partecipato alla protesta inoltre Lorenzo Bacci e Filippo Nogarin, sindaci, rispettivamente, di Collesalvetti e di Livorno. Ha presenziato inoltre anche Alessandro Franchi, neo eletto presidente provinciale. Gli operai domandano di essere riconfermati all'interno di Eni. Il governo, asserisce Fabrizio Musto, segretario di Cigil, possiede una quota dell'azienda pari al 30%, pertanto è lo stato stesso che dovrebbe, in prima persona, prodursi nella riqualificazione del colosso dell'energia italiano. La prospettiva di commutare in luogo di logistica la vecchia fabbrica è stata recisamente osteggiata dagli operai, i quali hanno spiegato come questa drastica soluzione si rivelerebbe una vera e propria disgrazia per tutti quei lavoratori tutt'ora in attività presso il centro di Livorno. Attraverso una riqualificazione di questo tipo, infatti, perderebbe il posto la maggior parte della manodopera, e l'azienda arriverebbe a collocare unicamente una piccola parte degli operai. Non unicamente Cisl, ma anche il sindacato Filctem, nella figura di Persico, si rivolge ai politici, ricordando come per le aziende di Venezia e di Gela un progetto aziendale è stato realizzato, e sarebbe cosa adeguata prodursi in una sistematizzazione della faccenda anche per quanto concerne lo stabile livornese. È ancora impressa nella mente degli operai la causa che coinvolse l'azienda cinque anni fa. La previsione di una cessione dello stabilimento, in seguito, non arrivo più a occupare le cronache nazionali. Successivamente ci furono degli interessi giunti da società russe e libiche, oltre che di un ente nostrano e, in modo particolare, fu sicuramente significativo l'interesse da parte di Gary Klesch, l'imprenditore che, dalla Svizzera, lanciò la sua proposta. Un anno dopo ancora voci a riguardo della situazione precaria dell'azienda arrivarono a porre nuovi quesiti sul futuro dei lavoratori livornesi. Lo stesso Paolo Sacconi, allora ad di Eni, parlò della necessità di trovare, nel più breve tempo possibile, un acquirente idoneo per quelle che sono le necessità dello stabilimento. L'anno scorso è infine giunto quello che sembrava essere l'epilogo per il comparto livornese, con Giuseppe Recchi, presidente di Eni, che parlò di un progetto dell'ordine di duecento milioni allo scopo di rilanciare l'impianto. E ancora un dietro front, quest'anno, in riferimento alla medesima causa, con gli impianti di Porto Marghera, Taranto, Livorno, e Gela, che ritornano sul banco delle trattative.