Effetti dell’Expo 2015 sull’occupazione

Nel mese di ottobre 2015 si è chiusa l’Esposizione Universale di Milano, che era stata inaugurata nel maggio dello stesso anno e che quindi ha avuto la durata complessiva di sei mesi. Come era facilmente intuibile, per tutta la durata di questa mastodontica manifestazione si sono verificati molti effetti secondari, e in questo momento si sta procedendo con la raccolta dei dati per capire quale impatto abbia avuto realmente l’Expo sulla Lombardia e tutto il territorio milanese.

Per dare vita ad un’organizzazione così complessa ed articolata c’è stato bisogno di un gran numero di maestranze, e quindi si è avuto un netto incremento dei posti di lavoro temporanei. Se questo era facilmente prevedibile, il quadro che si è potuto tracciare contattando alcune delle più note agenzie di lavoro interinale, come Adecco, Randstad, Quanta, ha mostrato però alcuni risvolti inattesi. Nel complesso, si è fatto registrare un aumento del 26% delle richieste di competenze lavorative nella zona di Milano e dell’immediato hinterland. Il maggior numero di contratti interinali che sono stati stipulati (il 21% del totale) ha riguardato il settore della ristorazione, ed anche questo è un dato facilmente comprensibile. Cuochi, camerieri ed inservienti erano infatti necessari non solo all’interno dei punti di ristoro dello stesso Expo, o dei vari padiglioni nazionali, ma anche nei bar e nei ristoranti di Milano e provincia, dove si è registrato un aumento degli avventori causato da tutti i visitatori intervenuti per andare all’Expo. Un altro settore immediatamente inerente a quello della pura ristorazione è la ricettività in generale: c’è stata maggiore richiesta per facchini, addetti alle pulizie, all’accoglienza o alle vendite. Tutti questi dati, raccolti ed analizzati da Assolombarda, si possono facilmente spiegare con le necessità legate all’Expo, e come si diceva erano già state ampiamente previste nei mesi precedenti l’inaugurazione della kermesse. Veniamo ora invece ai dati meno scontati e un po’ più curiosi. Che le richieste per personale non qualificato salissero (si parla di oltre il 90%) era logico; ma appare invece più singolare il fatto che ci sia stato un incremento, e di ben il 79%, di personale specializzato. Qui sono sorti i problemi, perché reperire personale specializzato è molto meno semplice di quanto non si crederebbe. Si parla soprattutto di tecnici ed ingegneri, ma anche tutte quelle figure professionali legate alla ricettività turistica. Questo aspetto è quello che ha maggiormente interessato coloro che analizzano i dati sul lavoro, perché dimostra come il bisogno di forza lavoro sempre più tecnica e focalizzata sulla propria specializzazione sia in crescita, e che quindi le aziende cerchino sempre più dei dipendenti con qualifiche ben determinate e molto caratterizzanti. Ovviamente, si può osservare che il grande fermento dei mesi passati riguarda quasi solo ed esclusivamente dei contratti a tempo determinato: questo vuol dire che, una volta che l’Expo ha chiuso i battenti, coloro che erano stati assunti sono tornati alla loro condizione precedente, ovvero a non avere un posto di lavoro. Ciononostante, anche in questo aspetto si può leggere un nuovo orientamento del mondo del lavoro, a cui i giovani devono abituarsi e che potrebbe rappresentare un nuovo modo di concepire la professionalità. Se non c’è la possibilità di avere un posto fisso, c’è però quella di avere molteplici contratti a tempo determinato, che includono tutte le tutele al lavoratore e che sono sempre più facili da poter stipulare.