I vantaggi della flessibilità manageriale

Nel mondo del lavoro contemporaneo si parla molto di flessibilità, ma questo termine può essere inteso in vari modi. La flessibilità spesso infatti ha un risvolto negativo, nell’immaginario dei lavoratori, ed è visto quasi come sinonimo di precarietà. Ma c’è un’azienda, la Regus, che invece ha fatto di questo concetto la base stessa del suo business, offrendo ad imprenditori e lavoratori delle nuove possibilità per svolgere i propri compiti traendone la massima soddisfazione possibile, ed anche ottenendo un notevole risparmio.

In sostanza, Regus offre assistenza al fine di permettere ad ogni lavoratore, in particolar modo manager e professionisti, di gestire la propria attività anche senza la necessità di essere fisicamente presenti sul posto di lavoro. Questa formula inizialmente era stata studiata per le mamme che, dopo una gravidanza, volevano tornare al lavoro senza però abbandonare il proprio figlio ad una baby sitter: è nato così il tele lavoro, che consente di gestire il proprio impegno lavorativo anche da casa. Questa soluzione, oggi, non è più auspicabile solo per le neo mamme, ma per tutti coloro che vogliono ottimizzare tempi e costi, senza perdere tempo nello spostamento verso il luogo di lavoro, o semplicemente gestendo le varie mansioni a seconda del bisogno del momento, in ufficio o altrove. Questo viene definito lavoro in flessibilità, e sta riscontrando un successo sempre crescente in tutto il mondo, specie in quei Paesi che stanno conoscendo un grande sviluppo come quelli orientali, la Cina e il Giappone. Fanalino di coda, invece, è l’Italia, dove il lavoro flessibile non è ancora entrato a far parte della mentalità lavorativa comune. Le percentuali a livello mondiale, in base ad indagini statistiche condotte proprio da Regus, dimostrano infatti come il 72% degli imprenditori veda di buon occhio la modalità di lavoro flessibile; nel nostro Paese invece la percentuale scende al solo 58%, non bassa, ma comunque non ai livelli internazionali. Quello su cui la maggior parte degli intervistati, tanto italiani che stranieri, concorda, è che per poter svolgere un’attività di telelavoro in remoto sia però necessaria una formazione specifica e rigorosa; altro dato che è emerso è che comunque il contatto fisico sia e resti indispensabile. Un manager che svolga il suo lavoro in flessibilità dovrebbe comunque, con cadenza regolare, preferibilmente settimanale, relazionarsi faccia a faccia con i suoi collaboratori, per poterne avere un riscontro diretto. In molti poi (l’87-88% circa del totale degli intervistati) ritengono che questa tipologia di lavoro non debba essere retribuita in base al monte orario, ma in base ai risultati che vengono concretamente raggiunti. La maggioranza degli intervistati che adotta questo tipo di lavoro ritiene che contribuisca infatti a migliorare le performances delle aziende, e anche ad attirare personale migliore e più qualificato come forza lavoro. Mauro Mordini è il country manager di Regus in Italia, ed ha tirato le somme dei dati raccolti. A suo parere, la gran parte delle imprese e dei lavoratori è pronta al lavoro flessibile, a patto però di rispettare un presupposto fondamentale, che è quello di avere un’attrezzatura informatica adeguata, ed un’adeguata formazione del personale. Questo è dunque il compito che si è prefisso Regus: creare spazi per il telelavoro anche per chi non dispone di mezzi informatici nella propria abitazione, con costi agevolati e convenienti, al fine di far comprendere sempre di più quanto il futuro del mondo del lavoro possa proprio scriversi con la parola “flessibilità”.