Lavoro autonomo e Minijob

Non è purtroppo una novità il fatto che in Italia si stia vivendo una grave crisi occupazionale. Seppur tra alti e bassi, e con dati non sempre chiari, sta di fatto che il numero dei disoccupati, non occupati, e di chi addirittura né studia né cerca lavoro, resti molto elevato nel nostro Paese. La soluzione quale potrebbe essere? Politiche adeguate devono essere studiate dall’alto e i cittadini le attendono con ansia, ma nel frattempo si organizzano come possono.

La CNA ha reso noto un dato, derivante dalla raccolta statistica dell’ISTAT sul lavoro in Italia, che la dice lunga sullo stato delle cose. Sembra infatti che nel nostro Paese ci sia un numero di lavoratori autonomi molto più elevato rispetto alla maggior parte degli altri Paesi europei. In Italia infatti la percentuale di autonomi sul numero complessivo dei lavoratori è di 21,1. Questo vuol dire che siamo secondi solo alla Grecia, dove la percentuale è di oltre il 29; invece i lavoratori indipendenti sono il 16% in Spagna, il 14,1% in Inghilterra, l’11,2% in Francia e il 9,4% in Germania. In numeri questo si traduce in un totale di 4,7 milioni di lavoratori autonomi; questi dati si riferiscono al terzo trimestre del 2016. Si può facilmente verificare come quindi l’Italia sia decisamente in testa rispetto agli altri Paesi europei: nel Regno Unito il totale è di 4,3 milioni, in Germania di 3,9 milioni, in Francia e Spagna di 2,9 milioni. Questo primato però ci rende ben poco orgogliosi. Di certo dimostra il fatto che gli italiani sono pieni di qualità e di inventiva, e che quando ce n’è la necessità sono in grado di organizzarsi in maniera autonoma per inseguire le proprie aspirazioni ed impiegare le proprie capacità. Ma anche il numero dei lavoratori indipendenti è in calo nel nostro Paese: secondo quanto verificato da Confesercenti i dati a dicembre 2016 dimostrano un calo di 52 mila soggetti rispetto a novembre, e di 24 mila rispetto all’anno precedente, per un totale di 552 mila soggetti autonomi in meno tra il 2007 e il 2015. Quello che però maggiormente preoccupa è il significato di questo grande numero di lavoratori autonomi: all’estero non esistono semplicemente perché i giovani e coloro che possiedono competenze specifiche e sviluppate vengono assunti all’interno di organici e aziende ben strutturate, realtà che è molto carente in Italia. Un altro dato che conferma come ci sia nei nostri territori la necessità di inventarsi continuamente nuove modalità occupazionali è quello relativo ai cosiddetti “minijob”, che stanno prendendo sempre più piede in tutta la penisola. Minijob è il nome di una piattaforma on line creata da Matteo Annibali e Dario Licci, con la collaborazione di Hub21. Si tratta di un progetto territoriale che, ad esempio, sta avendo molto successo nelle Marche. In sostanza, chi ha del tempo libero perché non possiede un impiego fisso può iscriversi al sito proponendosi per dei piccoli lavori. Chi ha bisogno, ad esempio, di un giardiniere che gi sistemi casa dopo l’inverno, di una baby sitter per un breve periodo, di un dog sitter o di un cuoco a domicilio, può cercare tra gli utenti iscritti a Minijob e trovare la persona di cui ha bisogno. Il rapporto di lavoro viene normato da regole interne in modo che sia l’offerente che il datore possano essere tutelati. Un’ottima idea senza dubbio, che una volta di più però evidenzia lo stato precario del lavoro in Italia.