Il lavoro da casa incluso nella Legge di Stabilità

C’è un nuovo modo di lavorare che sta prendendo sempre più piede in tutto il mondo, e di recente anche in Italia, ed è il lavoro da casa. Entrato in sordina nelle abitudini lavorative degli italiani, oggi giorno, grazie all’abbondanza di devices tecnologici che si hanno a disposizione, è diventata una realtà consolidata e usata non solo dalle donne, o per il cosiddetto telelavoro, ma nelle più svariate applicazioni aziendali.

A legittimare il fatto che il lavoro da casa fa parte a tutti gli effetti del sistema produttivo italiano ora potrebbe intervenire un inquadramento di legge, collegato alla Legge di Stabilità. A definire i termini della normativa è stato il professor Maurizio del Conte, che ne ha avuto incarico direttamente dal Governo. Il lavoro da casa viene definito anche smart working: come si diceva, riguarda tanto le donne che gli uomini, ed include le forme di coworking. Riguarda nello specifico i lavoratori dipendenti, e non coloro che possiedano partita IVA. Il concetto di “lavoro da casa” sviluppato nella normativa è un po’ diverso da quello che si aveva in passato. Non si tratta solo di forme di lavoro che si possono svolgere dal domicilio, ma di un modo che le aziende hanno per aumentare la produttività dei propri impiegati, consentendo loro di conciliare meglio la vita privata con l’orario di lavoro in ufficio. Questo tipo di rapporto di lavoro atipico è già usato, ma l’avvento di leggi specifiche che lo regolino in diversi aspetti, come ad esempio quello previdenziale, potranno aiutarne una maggiore diffusione, e soprattutto una maggiore accettazione anche a livello culturale e mentale. Il disegno di legge, come si diceva, cerca di approcciare il concetto di smart working da diversi punti di vista. Il primo sta nella sua definizione. Questo tipo di lavoro è quello che viene svolto fuori dal luogo istituzionale di lavoro, ovvero da casa, con il supporto di dispositivi tecnologici, per almeno un giorno a settimana. Il datore di lavoro e il dipendente devono stipulare un accordo in cui vengano fissate nel dettaglio le modalità in cui questa tipologia di lavoro verrà svolta, le ore di riposo concesse, e la possibilità da parte del lavoratore di recedere dall’accordo, previo preavviso di almeno 30 giorni. Poi si affronta il tema della retribuzione: il lavoro da casa deve essere retribuito esattamente come quello che viene svolto nel luogo di lavoro. Anche gli infortuni vengono coperti con la stessa modalità, ivi inclusi quelli occorsi durante lo spostamento dal luogo di lavoro a casa, e viceversa. Infine, nel decreto di legge vengono inclusi anche tutti gli incentivi fiscali e contributivi che sono previsti all’interno della Legge di Stabilità per i contratti di secondo livello. Le aziende che già usano ampiamente lo smart working, ad esempio Vodafone, si dicono soddisfatte dal modo in cui la legge è stata prevista, soprattutto perché, nel momento in cui una realtà viene riconosciuta e definita per legge, entra a far parte dell’uso comune, e nel caso specifico aiuta ad avere una visione diversa del lavoro, non più focalizzata sul numero di ore ma sul raggiungimento dei target di produzione. Sempre secondo i dirigenti di Vodafone, questa normativa è migliorativa rispetto a quelle esistenti in passato. L’unico punto interrogativo riguarda le piccole aziende che già adottano lo smart working, che potrebbero avere delle difficoltà ad adeguarsi al nuovo assetto legale.