Lo stato di crisi delle industrie livornesi

Attraverso la diffusione di incentivi indirizzati alle macchine green ha raggiunto un livello di manodopera, cinque anni fa, che contava più di ottocento lavoratori. Attualmente si trova con poco più di un centinaio di lavoratori cassintegrati ed è probabile il fallimento. Stiamo parlando del gruppo livornese Mtm, azienda di impiantistica gpl. La società, spiega il rappresentante di Fiom Simone Puppo, pare non avere possibilità di ripresa e lo spettro del fallimento sembra in agguato.

Quasi tutti i problemi dell'azienda ineriscono il graduale  depennamento di incentivi sulle automobili ecologiche. Il settore gpl risultava infatti essere stato gonfiato dai grandi aiuti erogati attraverso il decreto Scajola cinque anni fa. Risulta utile menzionare che, continua Puppo, il settore ha reso interna la procedura di installazione di servizi gpl sulle automobili. In ultimo, la recessione economica, in modo particolare per quanto concerne il settore automobilistico, ha dato il colpo di grazia. La rappresentante Uilm Ilaria Landi sottoscrive le parole di Puppo, spiegando che l'impresa ha dichiarato che non dispone di ulteriori commissioni al momento, e l'avvenire appare quindi particolarmente grigio. Recentemente è avvenuto il rinnovo della cassa allo scopo di coprire  l'intero periodo estivo, per un ripristino degli incentivi per una mensilità. Agli ex dipendenti l'impresa sarebbe inoltre in grado di elargire uno stato di mobilità con incentivo e facoltativa. Gli operai avevano fiutato l'aria di crisi già nella primavera di quest'anno, in modo improvviso. Un autotrasportatore aveva espresso infatti ad alcuni operai il suo rammarico per non poter più effettuare il servizio presso Mtm, a causa della mancanza di nuove ordinazioni. Da quel momento cominciò una occupazione continuata negli stabilimenti del gruppo. Attualmente la sorte dell'azienda labronico rimane a tinte fosche. La società ha base presso Cherasco, e nella sola regione piemontese si contano ottocento lavoratori per il marchio. La paura della maggior parte degli operai di Livorno è rappresentata dall'ipotesi che la società voglia dismettere in modo completo l'azienda locale, e puntare tutte le proprie risorse a Cherasco, concentrando qui la produzione. Tale prospettiva non dovrà in nessun caso diventare realtà, dichiara la sindacalista. Il gruppo arrivò a Livorno sei anni fa, iniziando l'attività grazie a circa sessanta lavoratori. Gli operai, molti dei quali presentavano contratti di precariato, erano gradualmente incrementati, arrivando a più di ottocento nell'arco di un solo anno, allo scopo di reggere un mercato, quello delle macchine gpl, in continua espansione. Tramite il severo decremento delle quote incentivo è giunto, in ogni caso, un graduale taglio della manodopera a termine e l'avvio della cassa in deroga per tutti i lavoratori fissi. Il tracollo del gruppo è unicamente l'ultimo dei duri colpi inferti dalla crisi del settore automobilistico alla manodopera livornese, ambito che copre una parte rilevante dell'occupazione cittadina. Rispetto a sei anni fa, prosegue la sindacalista, ci sono state dismissioni della manodopera pari a circa 1000 lavoratori, intorno al 25% degli operai impiegati nell'ambito. Recentemente, Gianfranco Simoncini, assessore al Lavoro, domandò in sede parlamentare di situare Livorno fra le zone in cui la recessione ha colpito maggiormente, in modo particolare per quanto concerne l'industria. Tutto il reparto, conclude  Landi, vive un periodo di forte depressione, e questa situazione necessita tutta l'attenzione da parte del governo, per quanto riguarda l'attuazione di un piano di salvataggio.