La pausa estiva e le riforme necessarie per il mondo del lavoro

Le tanto sospirate ferie ferragostane lasceranno ben presto di nuovo il passo all’autunno, che tornerà a riproporre i nuovi/vecchi problemi in materia di mercato del lavoro in Italia. Infatti, c’è chi le ferie le desidera più che altro perché avere ferie significherebbe avere un lavoro: e per ancora troppe persone, nel nostro paese, un impiego è un miraggio all’apparenza irraggiungibile, o quantomeno molto lontano. Facendo il punto della situazione ad oggi, appare chiaro come un presupposto fondamentale per poter concretamente sbloccare la stagnante situazione del lavoro in Italia risieda in una collaborazione proficua e reale tra pubblico e privato.

Troppo spesso, infatti, i cittadini si limitano a lamentarsi, lagnando lo stagnare della politica e delle forze istituzionali, senza poi saper cogliere gli input che vengono dati. Ad esempio, per quel che concerne il settore del turismo, che non si finirà mai di ripetere abbastanza quanto potrebbe essere determinante per la crescita economica del paese Italia se saggiamente amministrato, spesso si ignorano le possibilità che vengono date in termini di possibilità di costruire nuove strutture ricettive, continuando invece a richiedere un’implementazione delle infrastrutture, specie nel settore dei trasporti. Dall’altro lato, è anche vero che il mercato del lavoro può essere spinto nel concreto solo da parte delle istituzioni: il Jobs Act voluto dal governo di Matteo Renzi ha messo in campo numerose riforme utili, le quali però dovranno trovare una concreta attuazione nella pratica quotidiana. Ad esempio, appare una misura particolarmente felice quella che prevede di sostituire la cassa integrazione con l’estensione del sostegno al reddito. Questa azione però si ascrive alle pratiche che si potrebbero definire di “politica passiva”: molto più urgenti appaiono invece quelle di politica attiva, ovvero volte ad una reale ricollocazione dei disoccupati, e soprattutto volte ad aiutare il gran numero di giovani che cercano lavoro e non ce l’hanno mai avuto. In tal senso appaiono come strumenti fondamentali i Centri per l’Impiego, rispetto ai quali però vanno chiarite competenze e poteri rispetto a Regioni e Province, e che dovrebbero diventare realmente dei luoghi in cui la domanda e l’offerta possano incontrarsi in modo proficuo. Altro settore che andrebbe curato in modo particolare è quello relativo a tirocini e apprendistati, affinchè si trasformino da mero sfruttamento, come purtroppo troppo spesso sono stati negli ultimi anni, a reali possibilità di impiego per tutti quei ragazzi che, usciti dalla scuola, desiderano trovare una propria collocazione nel mondo del lavoro. Per quel che riguarda le riforme contrattuali, altro nodo difficile da sciogliere in Italia, negli ultimi mesi si è potuto constatare come il contratto a tutele crescenti stia già dando dei buoni riscontri, che devono essere verificati in un prossimo futuro. Da ultimo, un altro notevole incentivo al mondo del lavoro potrebbe derivare da uno snellimento delle pratiche burocratiche, che da sempre sono uno degli aspetti più negativi della macchina amministrativa statale italiana. Lungaggini e pezzi di carta spesso impediscono ad imprese e privati di poter far decollare la propria attività, o di fare le assunzioni necessarie e desiderate. Da parte della Pubblica Amministrazione quindi potrebbe essere un notevole aiuto sfrondare una legislazione obsoleta e inutilmente complessa. Alla riprese dell’attività autunnale, si potrà dunque verificare quante delle misure promesse verranno messe in pratica, nella speranza che ci possa essere una reale ripresa del paese nel settore dell’impiego.