Morti sul lavoro in Italia

C’è un aspetto molto importante che denuncia il grado di civiltà di una società, ed è la sicurezza sul posto di lavoro. Le morti che avvengono mentre si sta svolgendo il proprio incarico sono dette anche “morti bianche”, e negli ultimi anni in Italia i dati diffusi dall’INAIL (Istituto Nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) sono stati confortanti. Infatti, è apparso come il numero degli incidenti mortali sia sensibilmente diminuito, dal 2010 in poi.

Questo trend positivo sembra però essersi bruscamente interrotto proprio nel 2015: infatti, per il periodo compreso tra gennaio e ottobre, l’ente calcola che le morti sul lavoro siano state già 988, quindi è purtroppo molto probabile che entro la fine dell’anno esse risulteranno essere più di un migliaio. Considerando che nel 2014 erano state poco più di 600, si capisce come i numeri riportati non siano affatto confortanti, e la situazione si fa ancora più complessa se si valuta il fatto che forse i dati INAIL non dicono esattamente tutta la verità, poiché forniscono solo un quadro parziale. Infatti l’INAIL, come è ovvio, riporta solo i dati che riguardano i suoi assicurati. Tra di loro non figurano, ad esempio, i dipendenti delle forze dell’ordine, che spesso perdono la vita in servizio. Inoltre non sono considerati neppure liberi professionisti come i giornalisti. Insomma, la realtà che si cela dietro le statistiche dell’ente, purtroppo, è ben più preoccupante. A questo si aggiunga anche un’altra considerazione. La stessa INAIL riporta le percentuali relative alle morti che vengono riconosciute effettivamente come causate dalla permanenza sul posto di lavoro, e quindi convalidate a fini assicurativi. Ma quante sono quelle persone morte che non vengono considerate nel novero, per quanto il loro decesso si sia verificato mentre erano in servizio lavorativo? In realtà, dunque, le cose stanno così: se, ad esempio, nel 2014 l’INAIL ha diffuso il dato secondo il quale le morti sul lavoro riconosciute sono state 662, è anche vero che le denunce però erano molte di più, ben 1107. Dunque oltre 500 non sono state riconosciute come morti sul lavoro ai fini assicurativi, e molte sono ancora in fase di valutazione (poco meno di trenta). Analizzando i dati analoghi degli anni precedenti, ecco che appare chiaro come di norma ci siano sempre circa 500 denunce che non vengono accolte dall’INAIL; alcuni casi in valutazione, tra l’altro, restano in istruttoria per anni ed anni, mentre i parenti aspettano che venga fatta giustizia al loro caro defunto. A portare a livello di consapevolezza tutte queste realtà è soprattutto Carlo Soricelli, il quale è un ex operaio metalmeccanico oggi in pensione che ha avuto l’idea di realizzare un blog che servisse a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tematica delle morti sul posto di lavoro. Su diversi siti vengono riportati dati reali, più vicini alla verità di quanto non siano quelli diffusi dall’INAIL. Si afferma dunque che nel 2015, ad oggi, si contano già 1300 morti sul lavoro, che diventeranno di più a fine anno. Quindi si rende necessaria anche l’attenzione delle istituzioni su questa tematica. Il Ministro del lavoro Giuliano Poletti sta portando avanti molte riforme, ma ancora non ha affrontato il tema spinoso e drammatico delle morti sul lavoro.