Il No degli studenti all’accordo MIUR-McDonald’s

La riforma scolastica voluta dal governo Renzi e messa in atto in Italia dal Ministro Giannini non ha portato fino ad ora a dei grandi risultati. Lasciando da parte il disastro compiuto nella distribuzione dei docenti, c’è un altro aspetto che fa acqua da tutte le parti e che invece nelle intenzioni doveva essere uno dei punti di forza della riforma, ovvero l’alternanza scuola-lavoro.

Sostanzialmente, nel testo della riforma è previsto che tutti gli studenti degli ITIS (Istituto Tecnico Industriale Statale) debbano obbligatoriamente svolgere almeno 400 ore di stage, e che i liceali debbano impiegarsi in attività extracurriculari per almeno 200 ore nel corso del triennio. Al fine di agevolare questa che è stata definitiva “alternanza scuola-lavoro”, e che nelle intenzioni ha lo scopo di agevolare l’ingresso nel mondo del lavoro degli studenti, il Ministero dell’Istruzione ha stretto degli accordi con alcune importanti multinazionali. Tra queste figurano Zara, Intesa San Paolo, e infine McDonald’s. Questo è stato fatto perché l’anno scorso il progetto di alternanza scuola-lavoro non è andato a buon fine a causa della scarsa disponibilità delle aziende ad ospitare stagisti; tanto più che nel meridione d’Italia spesso strutture adeguate mancano del tutto. Quindi per questo nuovo anno si era pensato di coinvolgere grandi realtà, nell’aspettativa che gli studenti sarebbero stati tutti contenti di andare a lavorare per brand così prestigiosi. Ma l’accordo stretto con McDonald’s invece ha sollevato un mare di proteste. I gruppi studenteschi si sono subito mobilitati. Ad esempio, a Milano c’è stata una manifestazione che si è svolta proprio davanti e dentro uno dei ristoranti della famigerata catena. Secondo chi protesta, sostanzialmente l’idea di svolgere un tirocinio presso McDonald’s a “friggere patatine e cucinare hamburger” non si può definire propriamente un’esperienza formativa, quanto più una forma di sfruttamento legalizzato. I ragazzi reclamano il diritto di fare esperienze di qualità, che possano davvero essere formative, in aziende che non solo abbiano un elevato fatturato e che siano rinomate in tutto il mondo ma che abbiano una reputazione impeccabile, cosa che non si può certo dire della catena di fast food americana, accusata di distribuire cibo spazzatura che incrementa il rischio di malattie cardiovascolari, obesità e cancro. La pronta replica da parte del Ministero ha fatto osservare che il tipo di tirocinio previsto non include affatto la necessità di lavorare nelle cucine (tranne che per quegli istituti scolastici che trovino “formativa” questa esperienza per i propri iscritti) ma piuttosto un affiancamento a livello dirigenziale per comprendere i meccanismi che regolano realtà imprenditoriali così ciclopiche. Nemmeno le associazioni di categoria, come la rete degli Studenti e Cgil, però, sono molto convinte che questo tipo di alternanza scuola-lavoro possa davvero essere fruttuosa. Purtroppo si è già verificato che il monte di ore trascorso dagli alunni in stage in azienda si trasformassero solo in un modo da parte della realtà ospitante di sfruttare forza lavoro gratuita, senza offrire alcuna prospettiva di crescita (e ancor meno di assunzione) per i ragazzi. Quindi la polemica è ben lungi dall’essere spenta, e infatti è stata anche fissata una manifestazione nazionale per il 17 novembre da parte dell’UDS (Unione degli Studenti). Ciò che i ragazzi rivendicano è il diritto ad una formazione di qualità e chiedono di non essere sottoposti a speculazioni che mettono in gioco la loro vita e il loro futuro e che passano attraverso uno sfruttamento consentito dallo Stato stesso.