I concerti del Primo Maggio e il nuovo concetto di lavoro in Italia

Il Primo Maggio è tradizionalmente la Festa del lavoro e negli ultimi anni, con la crisi crescente e l’esponenziale aumento della disoccupazione, ci si è chiesti sempre più spesso che senso abbia ancora celebrare questa ricorrenza. Ciononostante nessuno mai ha messo in discussione quello che ormai da molti anni a questa parte è un appuntamento irrinunciabile per tutti i giovani italiani, vale a dire il concerto che viene organizzato in piazza San Giovanni a Roma dai tre principali sindacati nazionali, ovvero CGIL (Confederazione Generale Italiana del Lavoro),CISL (Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori) e UIL (Unione Italiana del Lavoro).

Non solo. L’appuntamento si è addirittura duplicato, con un concertone parallelo che si svolge a Taranto. Come interpretare questo fatto, in che modo questo può essere letto come un segno dei tempi, e soprattutto di una concezione di “lavoro” molto cambiata con il tempo? Un interessante apporto ad un’analisi del fenomeno può venire dal confronto fra le due iniziative, solo apparentemente speculari. Se il concerto di Roma è organizzato dai sindacati dei lavoratori con sponsorizzazioni pubbliche e private, che un tempo coprivano i costi complessivi del 50% ed oggi solo del 20%, quello di Taranto è nato in modo quasi spontaneo per iniziativa dell'associazione Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti. La modalità di finanziamento è quello del crowdfunding ovvero del finanziamento dal basso. Anche andando ad analizzare i nomi dei cantanti che hanno partecipato per l’edizione 2016 si nota una solo apparente omogeneità. Da una parte a Roma si sono esibiti Skunk Anansie, Marlene Kuntz, Vinicio Capossela, Tiromancino, Fabrizio Moro, i Modena City Ramblers e Bandabardò. A Taranto sono invece intervenuti gli Afterhours, i Litfiba, Niccolò Fabi e Daniele Silvestri, i Subsonica. Appare chiaro come a Taranto si sia mostrata una maggiore omogeneità di vedute e pensiero, come cioè se a Roma vi sia semplicemente una selezione del meglio sulla scena del rock nazionale e internazionale, e invece a Taranto vi sia davvero una spontanea partecipazione degli artisti attirati da un’idea comune. Tornando ai presupposti di partenza, in definitiva, si potrebbe dire che il concerto di Taranto del Primo Maggio sia espressione del “nuovo” mondo del lavoro, ben lontano da quello degli operai e dei metalmeccanici, e molto lontano dal mondo dei sindacati. Questi ultimi hanno continuato a fare le loro lotte e a difendere i privilegi di una classe lavorativa in via di estinzione, ignorando i diritti dei precari. Il precariato, nato come un modo per superare un momentaneo stato di crisi, è diventato oggi una modalità conclamata. Moltissimi sono coloro che lavorano come liberi professionisti e freelancers e non si vedono riconosciuti in nessuna categoria. Il loro senso di appartenenza si esprime così sulla piazza di Taranto, città drammaticamente nota per le vicende legate all’Ilva. Proprio in merito all’Ilva si sono espressi i promotori del concerto, che auspicano una riconversione industriale. Secondo loro è inutile cercare di salvare qualcosa che non ha futuro. Ha senso invece cercare di rivedere tutto il modo di pensare il mondo del lavoro per dare maggiori prospettive alle future generazioni, non solo in termini lavorativi ma anche di salute. Come in un paradosso, insomma, sembra che dal panorama nazionale stia scomparendo il lavoro come diritto ma che si stia focalizzando sempre di più un dibattito sulla necessità di trovargli un nuovo senso, affinchè il Primo Maggio presto non diventi altro che una sterile commemorazione di un mondo che non esiste più.