Conseguenze della disoccupazione sulla percezione della vita

Che la disoccupazione, specie quella giovanile, sia una delle piaghe più preoccupanti che affliggono il nostro paese non è una novità. Cosa questo voglia dire in termini economici è ben chiaro: ma forse non si riflette abbastanza su quelle che invece sono le conseguenza da un punto di vista sociologico. Per questo una ricercatrice italiana, che lavora però presso l’Università di Southampton, in Inghilterra, ha deciso di condurre una ricerca per tracciare un quadro complessivo sullo stato dei disoccupati in Italia.

La studiosa si chiama Chiara Binelli, ha 36 anni ed è un’economista. Dopo essere andata via dall’Italia, proprio per la penuria di lavoro, adesso ha deciso di tornare per completare la sua ricerca. Infatti, la Binelli ha studiato i dati statistici compresi tra il 2011 e il 2013, e ora ha intenzione di raccogliere quelli successivi all’entrata in vigore del Jobs Act, fondi permettendo. Infatti, per il momento non è ancora riuscita a reperire le risorse necessarie per completare il suo studio: ciononostante ha preso un’aspettativa non retribuita dal suo posto di lavoro insieme a suo marito, che invece lavora presso l’Università del Kent. Scherzando, la giovane economista dice che sua madre la accusa di essersi immedesimata troppo con i soggetti della sua ricerca. Lo studio della Binelli, che lei ha presentato nei suoi primi risultati al Festival dell’Economia di Trento, è tutto incentrato sui laureati, che vengono presi come campione di riferimento. Quando si parla, in generale, dei numeri dei disoccupati, l’ISTAT, l’Istituto Nazionale di Statistica, si basa su una fascia di età compresa tra i 15 e i 24 anni, perché, in qualche modo, si da per scontato che in età superiori si abbia già un impiego. Invece, in Italia il tasso di disoccupazione delle persone con età compresa tra i 25 e i 34 anni è del 19%, mentre è solo del 13% in Europa. In persone, questo si traduce in un milione di disoccupati, di cui oltre 250 mila laureati. Dati per assodati questi dati numerici, la Binelli ha poi voluto approfondire la questione andando oltre i numeri, e cercando di entrare nella testa di queste persone, inviando loro dei questionari. I soggetti sono stati selezionati dal database di Almalaurea, che raccoglie i nominativi dei laureati di 64 Università italiane. La prima osservazione che la Binelli ha potuto trarre è relativa al fatto che, mentre solitamente solo una piccola percentuale di intervistati risponde a questionari simili, nel suo caso ha avuto una risposta di ben l’85% del campione considerato. Le domande poste riguardano soprattutto la visione del futuro, i possibili progetti, la percezione della situazione politica. Dalle risposte è emerso che la mancanza di un lavoro diminuisce anche la voglia di cercarlo, e la percezione positiva di un possibile impiego. Non ci si aspettano stipendi elevati, né contratti a tempo indeterminato; non si fanno progetti di famiglia e non si ha fiducia in una possibile risposta positiva da parte della politica. In sostanza, la disoccupazione rende pessimisti anche circa la possibilità di poter cambiare le cose. Questi dati riguardano la situazione prima del Jobs Act, e ora la Binelli aspetta di capire se le riforme del Governo Renzi hanno cambiato qualcosa almeno nell’animo del popolo dei disoccupati. Ma per il momento la sua ricerca è ferma.