Come adeguare il mercato del lavoro ai ritmi della società contemporanea

Viviamo nel 2015, e negli anni passati moltissime conquiste sono state fatte per quel che riguarda i diritti dei lavoratori e soprattutto delle lavoratrici; ma, a quanto pare, c’è ancora tanta strada da fare, strada che può essere costruita solo se si cambia in modo radicale la propria mentalità. Questo è, in riassunto, quello che ha cercato di spiegare una sociologa americana, Pamela Stone, che ovviamente basa le sue riflessioni e la sua esperienza sulla società americana, ma che giunge a conclusioni che interessano tutta la civiltà occidentale.

Pamela Stone ha pubblicato un libro che si intitola “Opting Out? Why Women Really Quit Careers and Head Home”, dove spiega il motivo per cui un numero sempre maggiore di donne si vede costretta ad abbandonare il suo posto di lavoro. I dati confermano questa realtà: persino in America, dove si sono raggiunte vette di competitività molto elevate a qualunque livello, solo il 20% delle donne riesce ad arrivare a ricoprire ruoli dirigenziali. Questo accade nonostante ormai sia diventato usuale il concetto di “donna in carriera”, e all’interno della famiglia l’uomo accetti di buon grado di suddividere con la sua partner gli impegni domestici. Il problema, dunque, sta da un’altra parte, ed ha a che vedere con le politiche del lavoro. Alla donna, nonostante i tempi siano cambiati, spettano in modo preponderante la cura dei bambini e degli anziani. Quando però è costretta a chiedere un congedo parentale, questo viene visto come una sorta di macchia nel proprio curriculum. A livelli sociali più bassi, diventa un vero e proprio rischio di licenziamento, con la conseguenza drammatica che una madre può trovarsi nella condizione di non sapere più come mantenere la sua famiglia. Agli uomini, d’altro canto, da un punto di vista contrattuale non viene riconosciuto, se non in minima parte, il diritto di assentarsi e di chiedere delle ferie per assistere un parente malato, o il proprio bambino piccolo. Dunque è da qui che dovrebbe partire il cambiamento di mentalità: dalla comprensione che il mondo è cambiato, profondamente, e che la scuola, e gli orari di lavoro, vi si devono adeguare. Un tempo, la donna passava la maggior parte del suo tempo in casa e in questo modo poteva prendersi cura di tutti: oggi non è più così e non è possibile tornare indietro. È però possibile creare una rete assistenziale, specie nei confronti dei più anziani, che aiuti le famiglie nella loro cura; ed è possibile che la scuola si accorga di non vivere più in una società agricola, ma multimediale, e che quindi anche gli orari delle lezioni vengano ricalibrati in base ai nuovi ritmi di vita delle famiglie. Allo stesso tempo, ad una madre dovrebbe essere consentita la possibilità di svolgere il suo lavoro da casa, o di avere orari più flessibili, che non la costringano a trascorrere l’intera giornata in ufficio. Anche agli uomini dovrebbe essere riconosciuto il diritto di assentarsi dal lavoro per garantire la giusta assistenza e l’adeguato sostegno alla sua famiglia. Se le cose potessero cambiare in questa direzione, sarebbe in primis il mondo del lavoro a guadagnarne, oltre che la stabilità del tessuto sociale e del suo nucleo basilare, la famiglia. Infatti, le donne potrebbero dedicarsi alla propria occupazione senza troppo stress, in modo più sereno, e sicuramente contribuirebbero in modo fondamentale al benessere della propria azienda.