I robot sostituiranno gli uomini?

Negli scenari futuribili dell’evoluzione umana è accaduto spesso che si sia ipotizzato un avvicendamento tra umani e robot nel governo della società; il pericolo che le macchine possano diventare così indispensabili da surclassare il fattore umano un tempo era niente più che questo, fantascienza, ma al giorno d’oggi l’ipotesi comincia ad assumere dei contorni inquietanti, specie per quel che riguarda il mondo del lavoro.

Già è accaduto che buona parte delle nostre fabbriche hanno adottato dei sistemi automatizzati e computerizzati per cui alcune delle mansioni che in passato dovevano essere svolte da operai in carne ed ossa attualmente vengono invece eseguite da macchine; ma ora è in atto un ulteriore passo in avanti verso la robotizzazione dei processi produttivi. Foxconn è un colosso commerciale cinese che si occupa di produrre alcune componenti ormai indispensabili nel mondo contemporaneo. Si tratta di parti costitutive di cellulari quali gli smartphone della Apple, ma anche di prodotti Dell, Microsoft, HP e Samsung. Insomma, si può ben immaginare il fatturato di un’azienda simile. Foxconn dispone di molte fabbriche in cui lavorano migliaia di persone; ora la direzione ha fatto sapere che in uno dei suoi stabilimenti, quello di Kunshan, nella provincia dello Jiangsu, a nord di Shanghai, ha licenziato 60 mila operai dei 110 mila che vi erano impiegati in precedenza. I 60 mila uomini mandati a casa sono stati sostituiti da robot capaci di svolgere in tutto e per tutto il lavoro umano. Questo caso non è neppure isolato: esiste già una fabbrica completamente automatizzata ed è quella della Fanuc di Oshino, città che si trova ai piedi del monte Fuji. Lo scorso anno inoltre sono stati investiti circa 600 milioni di dollari nel settore dell’automazione da parte di aziende di Taipei. Insomma, appare chiaro che il trend va in questa direzione, e davanti alle obiezioni circa le migliaia di persone mandate a spasso uno dei manager di Foxconn ha spiegato, in un’intervista rilasciata alla BBC, che in realtà non si stanno licenziando le persone, ma si stanno creando nuove mansioni. Nell’ottica dell’azienda infatti ci sarà bisogno di forza lavoro umana per creare maggiore qualità al prodotto finito, insomma per conferire quel qualcosa in più a quello che viene realizzato dalle macchine. Quanto questa visione della cose sia realistica e fattibile resta tutto da vedere; intanto appare sempre più preoccupante il massiccio impiego di robot e macchine per svolgere compiti che fino a poco tempo fa erano di esclusivo appannaggio umano. Basti pensare al funzionamento dei magazzini di Amazon, o ai camerieri virtuali usati in certi ristoranti di McDonald’s o Pizza Hut. Il problema, appare chiaro, consiste nel saper creare un’omogenea distribuzione della ricchezza in vista di una massa sempre crescente di persone che perderà il proprio posto di lavoro. I cambiamenti che vengono prospettati dalla nuova direzione imboccata dai grandi colossi commerciali mondiali pone cioè un problema che un tempo era meramente sociale, mentre oggi acquista anche un risvolto squisitamente economico. Se oggi tutto questo può sembrare ancora molto distante dalla realtà italiana, ciò non toglie che le ripercussioni potrebbero farsi sentire anche nel nostro Paese. La robotizzazione delle competenze secondo alcuni non sarà mai applicabile al cento per cento, perché resterà sempre qualcosa che solo un uomo può fare, come ad esempio la programmazione dei computer stessi che svolgono il lavoro. Ma in quanti si vedranno comunque surclassati dalle macchine? Il futuro ce lo racconterà.