Uomini e donne: parità dei generi? Non sul lavoro

Lo scorso 8 marzo, come ogni anno, anche in Italia si è festeggiata la Festa della Donna. In occasione di questa ricorrenza, che serve non solo a ricordare quanto siano importanti le donne all’interno del tessuto economico e sociale del nostro Paese e del mondo, ma anche a sottolineare la necessità che tale importanza sia riconosciuta anche a livello normativo, il Censis ha pubblicato i risultati di una ricerca che analizza i dati relativi al lavoro, per capire come e quanto in Italia si sia davvero raggiunta una “parità tra i sessi”, per lo meno per quel che riguarda il settore impiegatizio.

I risultati purtroppo sono tutt’altro che soddisfacenti. Ciò che emerge immediatamente è che la maggior parte delle donne nel nostro paese riesce solo a trovare un impiego part time. Purtroppo non è una scelta, come si pensava in passato, poiché il part time è una formula che permette di coniugare vita privata e professionale. Si tratta invece di una necessità determinata dalla scarsa offerta prospettata dal mercato del lavoro. Andando ai numeri, rispetto al 2008 il numero delle donne che lavorano a tempo parziale è cresciuto di oltre il 90%; di questo totale però solo poco più del 40% dice di aver scelto questa formula in modo volontario; per la maggior parte delle donne il part time è semplicemente una scelta obbligata, visto che non ha trovato alternative. Oltre il 30% del totale delle donne occupate dunque svolge un impiego che le occupa solo mezza giornata, con conseguente scarso introito salariale. Se si alza lo sguardo e si dà un’occhiata a livello europeo si scopre rapidamente come l’Italia sia il fanalino di coda dei Paesi del Vecchio Continente, eccezion fatta per la sola Grecia. La percentuale di donne che si deve accontentare di un impiego part time è infatti decisamente inferiore in Paesi quali Germania, Francia o Regno Unito; così come è inferiore la percentuale di donne che non è soddisfatta dell’impiego che ha e quindi dice di cercarne un altro, o di quelle che devono arrotondare il proprio stipendio facendo altri lavori. L’Italia non è buona ultima in Europa solo in questo settore: in generale da noi è più difficile per le donne avere accesso al mondo del lavoro, a differenza di quanto accade altrove. Il tasso di occupazione femminile è molto basso, molto di più di quello maschile: ciò dimostra che la “parità dei sessi” è ben lungi dall’essere raggiunta, e come invece esista un notevole “gender gap”. Anche il tasso di disoccupazione femminile si differenzia rispetto alla media europea, dove è molto più basso. Tutto questo si ripercuote anche sulla considerazione che le donne hanno del proprio futuro lavorativo: solo poco più del 20% del campione considerato pensa di poter avere concrete prospettive di far carriera; per tutte le altre, in sostanza, non c’è speranza. Con questo non si vuole dipingere un quadro completamente negativo: bisogna infatti aggiungere che comunque le cose sono migliorate rispetto al passato. Se nel 1951, quando cioè venne sancito a livello costituzionale che uomini e donne sono uguali, il numero delle donne laureate era poco più del 30% del totale, oggi invece le donne che terminano con successo gli studi è molto superiore a quello degli uomini. Ciononostante ancora molto resta da fare, anche per quel che concerne i salari che continuano ad essere più elevati per gli uomini anche per mansioni di pari livello.