I voucher lavorativi e il rischio del precariato

Il messaggio che è passato negli ultimi anni, relativamente al mondo del lavoro, è che ci si deve dimenticare del posto fisso e ci si deve abituare alla cosiddetta “flessibilità”, ovvero, si deve accettare di poter cambiare posizione lavorativa, e datore di lavoro, con una certa nonchalance. Se non si può negare che il mercato del lavoro sia cambiato in modo molto profondo, è anche vero che non si deve nemmeno esagerare in questa direzione, pena il disfacimento del tessuto sociale, causato da un totale distacco dei giovani dalla realtà fattiva del mercato del lavoro.

A segnalare questo pericolo è stato Tito Boeri, il presidente dell’INPS (Istituto Nazionale Previdenza Sociale). In particolar modo, Boeri ha voluto focalizzare l’attenzione sui voucher, che sono una forma di retribuzione e regolamentazione del lavoro precario e saltuario che si è affermato sempre di più negli ultimi anni. I voucher sono dei tagliandi che vengono emessi dai datori di lavoro per pagare delle prestazioni di lavoro occasionale, ovvero che non vengono regolamentate da alcun contratto di tipo regolare. I voucher sono nati per snellire le pratiche burocratiche, ma soprattutto per semplificare il rapporto lavoratore-dipendente in tutti quei casi in cui esso non sia determinato da uno scritto contrattuale. Per dirla in parole povere, il voucher doveva essere una misura “straordinaria” ed occasionale, a cui ricorrere solo in determinate situazioni del tutto estreme. Dati alla mano invece si è dovuto rilevare che il ricorso ai voucher sta diventando praticamente la norma. Nel 2008, coloro che prestavano lavoro occasionale erano solo 25 mila: adesso sono più di un milione. I voucher emessi in quell’anno erano 480 mila: ora sono ben 63 milioni. Dati che appaiono preoccupanti, perché dimostrano come la situazione si sia ribaltata in maniera anomala. Il rapporto di lavoro, nella norma, dovrebbe essere ratificato da un contratto, di qualunque genere esso sia. Invece, al giorno d’oggi, accade più spesso che si ricorra ai voucher, i quali non sono nulla di più che una mera retribuzione fine a se stessa. Boeri teme che questo danneggi prevalentemente i più giovani, che, vista la difficoltà di trovare un posto di lavoro davvero redditizio e soddisfacente, finiranno per accontentarsi di quello che c’è, perdendo del tutto il senso della qualità del lavoro. Anche il discorso dei contributi, secondo Boeri, non è trascurabile. Accade spesso, vista l’urgenza delle necessità economiche, che non si pensi all’aspetto contributivo di un rapporto di lavoro, privilegiando la paga in se per se. Questo però è un altro aspetto che rischia di svilire la qualità del lavoro stesso, perché è importante che anche i giovani comincino già a pensare alla loro futura pensione. Un segnale positivo in questo ambito però, dice sempre Boeri, viene dalla sezione “La mia pensione”, che si può consultare sul sito dell’INPS. Infatti, il numero di giovani che ha consultato questa sezione nel mese di maggio si è moltiplicato di sei volte rispetto al mese di aprile. Infine, Boeri ha anche fatto sapere che ha intenzione di presentare entro il mese di giugno 2015 una sua proposta di riforma del sistema di assistenza e previdenza. Ciò che si auspica, e che è necessario, è che vengano prese misure grazie alle quali anche i più giovani possano ricominciare a pensare al futuro con maggiore ottimismo, smettendo di vivere alla giornata, ricominciando a fare progetti.