Il nostro paese inadatto al lavoro

I forti cambiamenti nel tessuto sociale italiano stanno confermando la tendenza, che da alcuni anni a questa parte si rivela sempre più una realtà, di un paese in cui è difficile costruirsi un futuro concreto. I dati sono chiari. Non solo per i venticinquenni alla ricerca del primo impiego la situazione è critica, ma anche per chi possiede titoli di studio e voglia di mettersi in gioco. Il problema non interessa quindi solo i giovani precari alla continua ricerca di una collocazione definitiva, che pare ogni giorno di più un miraggio, ma anche gli adulti fino e oltre i quarant'anni.

La situazione appare quantomai critica e sembra che l'Italia sia diventata solo un'ottima meta per brevi vacanze, piuttosto che un posto in cui valga la pena vivere e costruire qualcosa. I problemi che affliggo il "Bel Paese" sono ampiamente noti. Poco lavoro, modalità di assunzione basate su conoscenze dure a morire, e tasse veramente troppo alte, soprattutto per chi non ha un lavoro sicuro alle spalle. Ciò rende l'Italia solamente un interessante polo turistico, grazie alle sue attrattive paesaggistiche e culturali che da sempre rendono piacevole il soggiorno e la vacanza. Ma non la vita, che ogni giorno si fa sempre più insostenibile.

La criticità della situazione sembra non dare scampo soprattutto ai giovani laureati che hanno scelto di non spostarsi, e che vorrebbero anzi contribuire ad assicurare un futuro migliore al loro paese. A chi conviene abitare in Italia quindi? Le categorie che non subiscono l'onda di questa crisi, ma che anzi sembrano giovarne in alcuni casi, sono sempre le solite note. Secondo quanto il Club dell'Economia ha recentemente rilevato, con il contributo del Censis, i soggetti che non risentono della situazione negativa sono i decision maker, quindi i grossi "capi"della politica, della finanza e, paradossalmente, dei sindacati. Coloro che sostanzialmente prendono le decisioni più importanti per il paese.

Ciò che li preserva dall'onda negativa è esclusivamente il loro autorigenerarsi anche nei momenti peggiori, con azioni spesso di dubbia legalità. E la politica italiana è, in questo senso, un esempio tristemente significativo. Nonostante la situazione quindi non sia delle più rosee, soprattutto in prospettiva, non è lo scetticismo a prevalere fra gli italiani, anche se si parla di margini bassissimi. Infatti, a fronte di un 49,3% di cittadini scettici sul futuro del paese, il 50,7% della popolazione italiana dimostra invece fiducia. Però è forse più rilevante il dato relativo alle fasce di età che hanno espresso il loro parere. Le più fiduciose risultano le persone oltre i 65 anni e quelle sotto i 35. Quindi chi, o la vita lavorativa l'ha già conclusa, gli over 65, e chi, gli under 35, ancora non è pienamente consapevole della situazione lavorativa in Italia.

La fascia dei disillusi, le persone tra i 35 e i 65 anni, rispecchia un disagio che rimane principalmente legato al mondo del lavoro, e alla difficoltà nel trovare un impiego stabile e duraturo. La fonte principale dei problemi rimane, secondo l'economista Mario Baldassarri, di matrice politica. La resistenza delle vecchie lobby politiche che imperversano, arrecando solo danni su danni, ormai da decine di anni, non può che danneggiare il tessuto sociale del paese. Lo svecchiamento della classe dirigente appare quantomai una chimera, così come le possibilità di una ripresa dell'economia italiana.